2 chiavette e sperimentazione vernici antiche…

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Queste sono F4 e F5, le mie ultime creazioni.

Il legno e’ sempre lo stesso: continuero’ ad utilizzarlo perche’ e’ perfetto, ben lavorabile, robusto, ha delle belle venature, dei bei colori, e mi piace tanto!

La verniciatura invece e’ qualcosa di differente. Ho recuperato alcune vecchie ricette di vernici da liuteria che si usano ancora oggi ma che risalgono ai primi del ‘600.

Eccovi un’idea degli ingredienti, senza proporzioni ne’ verifiche (perche’ me li tengo segreti! AHHAHAHAHAHA)

Dammar

Copale Sierra Leone

Olio di lino cotto

Olio di trementina

Acquaragia

oppure

Gommalacca

Elemi

Benzoino

Alcool

Comunque, tanto segrete queste vernici non sono, anzi non lo sono per niente, compresa quella di Stradivari; spesso i liutai si “prestavano” le vernici per darsi una mano a completare dei lavori… esse sono descritte in tantissimi manoscritti e testi (come ad es.” Le vernici in Liuteria” che è la traduzione in lingua Italiana del libro : L’Art duLuthier” di Tolbecque).  Trovate esempi di queste vernici anche online, nei forum di Liuteria 🙂

Se non fate prima un trattamento con del turapori (realizzabile anch’esso con una di queste ricette ad alcool, unendo un riempitivo impalpabile e naturale come del talco, o pomice finissima, o altro ancora), il legno si “beve” letteralmente la vernice a base di alcool/gommalacca, e per ottenere un effetto lucido servono moltissime mani (1 mano = almeno una decina di passate!). Ad asciugatura completa la vernice e’ insolubile in acqua e proteggera’ benissimo il manufatto…

Il risultato e’ di per se’ splendido; poi alla fine io comunque procedo con smeriglio e do’ cera per ottenere quell’effetto consumato e vissuto che al momento mi piace tanto 🙂

p.s. F4 e F5 sono gia’ andate ad un paio di cari amici, per cui… non potrete averle! 🙂


F3, altro esperimento di chiavetta in legno

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La base e’ una chiavetta USB da 16 GB… questa volta poche parole e solo qualche foto. Partiamo dal legno: di questi tempi mi piace molto il famoso “legno di stazione” (vedi post precedenti) e cosi’ uso lo stesso (anche perche’ cosi’ mi e’ stato chiesto)

 

 

Stavolta voglio dare una forma un po’ diversa e fare il possibile per preservare al massimo la vernice autentica in ocra…

 

 

Turapori naturale, poi la vernice naturale a piu’ strati…

 

 

A riposo con cera d’api vergine… colorata al mallo di noce, caffe’ ed altri componenti naturali…

 

 

Dopo la lucidatura, ecco il risultato finale! 😉

 

Bella eh? Spiacente, e’ prenotata per un amico 😉

F2, nuova chiavetta USB in legno antico!



Questa e’ F2, la seconda chiavetta che realizzo utilizzando i frammenti della finestra distrutta, recuperata dai ruderi della antica stazione ferroviaria di Palazzolo Acreide (vedi post precedenti).

E’ anch’essa una chiave da 16GB, l’hardware proviene da una Corsair Flash Voyager GT (velocissima!)…

Sono partito come sempre dal legno grezzo; avevo dapprima l’intenzione di farla come la precedente F1, quindi dipinta con trasparente naturale, poi durante la lavorazione ho pensato a quel vecchio sgabello che ho in casa al piano di sopra.

E’ uno sgabello di legno che ho trovato anni fa sulla spiaggia a Catania. Me lo sono portato a casa perche’ di costruzione molto robusta, fatto con tanti legni diversi tra loro; sembrava qualcosa fatto con legname recuperato! Il mare, le intemperie, la sabbia ed il vento lo hanno come levigato, schiarendolo, lasciando tracce di verniciatura originale, un effetto molto bello a vedersi.

Ho cosi’ pensato di fare questa chiavetta in modo da ottenere questo tipo di effetto!

Cosi’ ho iniziato con un fondo turapori naturale (ricetta “giapponese” a base di farina di riso ed altri componenti naturali che non posso svelare 😉

 

Successivamente ho carteggiato ad acqua, poi verniciato con vernice naturale e smerigliata ad acqua, ripetendo un paio di volte questo passaggio.

Le tracce di ocra rossa sono realizzate con un po’ dell’ocra originale, raschiata via dal legno grezzo della finestra, e disciolte in trementina.

Il risultato finale, dopo una successiva carteggiatura, mi piace moltissimo: come si vede sulla prima foto, si notano alcune zone lucide, altre opache, e qua e la’ ci sono resti del colore ocra. Esattamente come immaginavo, ora sembra un legno “vissuto” dal tempo!

Su questa chiavetta, il marchio della formica e’ stato realizzato… a fuoco! Al suo interno si sono fissate delle tracce di ocra rossa, il risultato e’ davvero bello.

Un’altro esperimento che mi ha dato soddisfazione! 🙂

Alcuni dettagli: lavorazione interamente manuale; legno antico dello scorso secolo, proveniente dai rottami di una finestra della vecchia stazione ferroviaria di Palazzolo Acreide (vedere un mio post precedente); verniciatura con vernice naturale autoprodotta a base di essenza di trementina (distillata da resina di pino, prodotta artigianalmente!); turapori realizzato con ricetta “segreta” a base di farina di riso ed altri componenti naturali; ocra rossa recuperata dagli stessi rottami di legno della finestra. Levigatura a mano con carta smeriglio ed acqua; finitura lucida a cera d’api vergine. Chiusura e bloccaggio dell’hardware nella chiavetta di legno realizzato con ceralacca artigianale rossa. Formica marchiata a fuoco.

 

F1, chiavetta da 16GB in legno antico

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Avevo tra le mani questa chiavetta da 16GB, che ho tolto da dentro l’eeepc: l’avevo montata come drive interno, quindi avevo dovuto smontarla e collegarla alla circuiteria interna. Quindi era senza il suo case in plastica. Quale migliore occasione per fare una bella chiavetta in legno?

Ma come al solito non potevo accontentarmi di un legno qualsiasi, mi serviva qualcosa di particolare, che desse un senso, un’anima a cio’ che volevo fare.

Cosi’ mi sono fatto un giro alla ricerca di un pezzo di legno che raccontasse qualche storia… mi sono cosi’ trovato davanti alla stazione ferroviaria di Palazzolo Acreide, oggi in completo abbandono.

 

 

Questa stazione e’ stata inaugurata  il 19 Luglio 1915, dopo oltre trent’anni di accese discussioni (il primo progetto di massima redatto da Luigi Mauceri e’ del 1884). Venne interamente attivata al servizio pubblico il 26-7-1923 e raggiunse il massimo della sua valorizzazione nel 1933, quando il Re Vittorio Emanuele III si reco’, facendo uso del trenino, alla Necropoli di Pantalica.

Durante l’ultima guerra la piccola ferrovia venne requisita dalle truppe alleate per il trasporto di uomini e materiali verso la roccaforte di Palazzolo che venne conquistata, con gravissime perdite, tra l’1 ed il 5 agosto 1943.

Dopo oltre quaranta anni di attivita’ venne dismessa alle ore 9,30 del 30-6-1956.

Questa stazione e’ stata teatro di un evento particolare durante la guerra. Subito dopo l’invasione inglese (che a Palazzolo Acreide fu particolarmente pesante, con quasi 1200 morti a causa di un pesante bombardamento, in quanto la cittadina era ritenuta strategicamente molto importante), gli invasori, che fino ad allora erano visti come ostili e nemici,  scoprirono che presso la stazione di Palazzolo Acreide erano fermi una serie di treni merci carichi di generi alimentari e di conforto, sottratti alla popolazione locale, e che stavano per essere trasferiti dai fascisti e dai nazisti verso le truppe nella Piana di Catania.

 

 

Gli inglesi aprirono i carri bestiame ed iniziarono a distribuire TUTTO il cibo alla popolazione civile, che vigeva in condizioni abbastanza disperate. Questo segno’ un cambiamento nell’opinione pubblica in tutta la Sicilia del ’43, che comincio’ a vedere Inglesi ed Americani come liberatori anziche’ conquistatori… La foto e’ relativa a questo evento; e’ tratta da “Luglio 1943 e dintorni – Cronaca fotografica Palazzolese“, di Vincenzo La Rocca, Edizioni ANAPOS, Dicembre 1993. Nelle note di copertina viene ringraziato l’Imperial War Museum Britannico, da cui vengono alcune delle foto; altre sono opera dello stesso autore.

Ecco la parte posteriore della stazione:

 

L’interno della stazione e’ completamente devastato, non e’ rimasto piu’ nulla. Che peccato…

Girando nei dintorni, ho trovato una vecchia finestra semidistrutta, come quella che vedete nella foto. Legno asciutto, pesante, dipinto di rosso; forse ho trovato il legno adatto per realizzare la mia chiavetta?

 

 

I pezzi di legno recuperati hanno ancora tracce rosse della verniciatura originale… il legno non e’ tarlato, e’ solido, ed in buone condizioni nonostante decenni di intemperie, sole, gelo, caldo… raccolgo alcune di queste tavolette e le porto a casa. Cosi’ inizio il lavoro, ne prendo una, lo spessore e’ un po’ risicato ma provo lo stesso a tagliarne un pezzo…

 

 

Come vedete, ci sono tracce del colore originale della finestra, un rosso molto “terroso” che si fa in polvere passandoci una mano sopra; si tratta certamente del colore antico con cui erano dipinte queste imposte! Faro’ in modo di preservarlo il piu’ possibile.

 

 

Per quanto mi riguarda e’ gia’ bellissima cosi’, grezza e naturale! Ma in questo modo, la vernice originale, rossa, se ne va pian piano, polverizzata, resta sulle dita… il mio intento e’ di preservarne almeno un po’, su un lato. Cosi’ inizio il solito lavoro di carteggiature, rifiniture, smussatura degli angoli, per poi preparare una vernice protettiva a base di Trementina di Pino e resina naturale, per passare a 12 mani di verniciatura e smerigliatura ad acqua, al fine di ottenere una finitura lucida.

Insomma, per farla breve (3 settimane!) il risultato finale e’ questo.

 

 

Che dire, un bel lavoro, nevvero? 🙂

Sull’altro lato ho deciso di disegnare quello che sara’, da ora in poi, il logo ufficiale delle mie realizzazioni; e’ una formica stilizzata, nello stile con cui io stesso le disegnavo quando andavo all’asilo ed alle scuole elementari (facendone il personaggio di una serie di deliranti fumetti disegnati da me, in cui questa formica, di nome semplicemente “formica”, insieme ad un’altra formica sua amica, di nome “Savoldi” come il giocatore del Napoli, giravano il mondo alla ricerca del vino perfetto con cui dissetarsi, dilettandosi in assaggi seguiti da parolacce varie; prima o poi pubblichero’ qualcuna di queste strisce/fumetti, fatte quando avevo all’incirca 5 o 6 anni. Nota: la formica “Savoldi” portava sempre un berretto dal quale cadevano in continuazione ciocche di capelli in putrefazione.)

 

La piccola “Z” nell’angolo in basso a destra e’ il vecchio logo che mettevo sulle mie realizzazioni; trattandosi di un opera di “transizione” ho messo entrambi i loghi, dalla prossima in poi restera’ solo la formica.

Che cosa aggiungere di altro? Boh. Io intanto questa chiavetta la metto all’asta, su Ebay, e vediamo chi sara’ il fortunato ad aggiudicarsela… 16GB unici al mondo! 🙂

http://cgi.ebay.it/ws/eBayISAPI.dll?ViewItem&item=230612033764

BUONA ASTA!

 

Pendrive USB Steampunk da 2GB

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Avevo sta chiavetta da 2GB di plastica, talmente minuscola che me la perdevo sempre in tasca tra le monete. Era la chiavetta della PURE:DYNE, della quale purtroppo si e’ rotta la custudia.

Cosi’ l’ho ficcata dentro una carcassa di vecchio orologio da polso, e gli ho incollato qualche ingranaggio a caso.

Ora e’ diventata una chiavetta steampunk, anche se davvero vorrei capire cosa c’entra il vapore (steam) e cosa c’entrino i punk.

E’ la moda degli ultimi 2 anni: prendere cose senza senso, appiccicargli sopra roba di ottone non funzionante e che non c’entra nulla, e chiamare il risultato “steampunk”. Ma dov’e’ il vapore, e che c’entrano i punk?

Non amo molto questa moda: la trovo esageratamente barocca, piena di abbellimenti; mi ricorda appunto il periodo barocco, nel quale tutto doveva essere esagerato, lussuoso, bello al punto da far quasi schifo…

Non e’ che mi faccia schifo in assoluto, il fenomeno dello Steampunk; e’ che purtroppo e’ pieno di esagerazioni, di devastazioni (macchine da scrivere antiche smembrate e distrutte per recuperare pezzi con cui moddare tastiere e computers, orologi fatti a pezzi per lo stesso scopo, etc.) e di orpelli inutili, poco funzionali ed assolutamente non pratici (tastiere che pesano otto chili, computer che non si possono ne’ muovere, ne’ trasportare, ne’ spostare, e con dettagli troppo delicati). Qualcosa di bello si vede pure in giro, ma non so, e’ un movimento un po’ troppo inflazionato…

Pero’ ora non perdo piu’ la chiavetta in tasca tra le monete e la trovo facilmente al tatto! 🙂

 

p.s. non la metto all’asta, ma se volete, e’ comunque in vendita: fatemi una proposta decente! 😉


Anfibi Para’, ovvero schifezze da “esercito italiano”…

Ieri mi sono allenato a Softair sulla NEVE che ha imbiancato le montagne di Palazzolo Acreide con i compagni del mio storico 653° Shark Team. Il risultato e’ che i miei Anfibi Militari modello PARA’ si sono SPACCATI. Si e’ spaccata la parte in cuoio che sta tra la suola di gomma e la scarpa, praticamente si e’ rotto l’interno della suola. Me ne sono accorto perche’, stranamente, e’ entrata acqua e mi sono bagnato i piedi, cosa che mai con questi anfibi mi era successa…

Sono stato da un calzolaio di quelli vecchi, che sanno fare le riparazioni piu’ assurde, il quale mi ha detto “i puoi ittare“, perche’ ripararli non vale la pena ed e’ economicamente sconveniente (ne ho trovato un paio a 30 euro, questi ne son costati 50).

In quanto membro del 653° Shark Team ho il dovere 🙂 di indagare, capire, studiare e migliorarmi sempre, cosi’ ho deciso di smontarli, farne l’autopsia e capire come cazzo sono fatti sti anfibi. Cosi’ ho scoperto varie cose…

Prima di tutto, il danno:

Praticamente le solette di cuoio che stanno tra la suola di gomma e la scarpa, quella parte di cuoio dove si inchioda ed incolla la suola per intenderci, si e’ SPACCATA a meta’. Come e’ stato possibile?

Smontandola mi sono reso conto che il cuoio delle suole di sti cazzo di stivali era duro come fosse cartone, e si e’ semplicemente spaccato, probabilmente a causa del freddo.

Come vedete, nello smontare la suola, questa si e’ ridotta a pezzettini. La consistenza sembrava quella di vetro o plastica dura!!! La parte nera, letteralmente, e’ quella che si sbriciola.

Allora mi domando, ma possibile che il cuoio sia cosi’ secco ed indurito? Eppure questi anfibi erano NUOVI, inscatolati nella confezione ORIGINALE dell’esercito italiano (quella bianca col NUOVO LOGO “EI”, per intenderci), con la plastichina trasparente, le bustine di silicone antiumidita’… erano perfetti quando li ho comprati… scatola nuova, non sembravano essere dei fondi di magazzino… la data sulla scatola era 2009!

Allora guardo CON ATTENZIONE la suola, e scopro questo:

DATA: 1978.

Mille novecento settanta otto. TRENT’ANNI FA.

SONO SENZA PAROLE!

Vuol forse dire che la ditta che fornisce l’esercito prende MERDA di 30 anni fa, gli da una ripulita, la riconfeziona dentro una scatola nuova di zecca e li spacciano per “nuovi”???

E non finisce qua, ho scoperto anche questa cosa.

Gli stivali sono misura 45.
La suola e’ misura 45-46.
Il tacco e’ misura 41-42!!!!!!!

PAZZESCO. Ecco perche’ mi sembrava effettivamente piccolo come base di appoggio… questi BASTARDI forse hanno messo insieme pezzi diversi, per fare stivali a basso costo…

PECCATO che siano l’unico anfibio che e’ capace di tenermi la caviglia in asse, piu’ di una volta mi hanno davvero salvato il piede sinistro, che altrimenti sarebbe in pezzi dato che mi manca un legamento esterno.

Ergo, alla fine ne prendero’ un paio identico se non simile, in attesa di trovare di meglio….

Ecco come sono fatti “sotto”, tolte tutte e 4 (quattro!!!) le suole di merda spesse 2 millimetri e dure come la pietra:

Se invece di riempire la suola di strati di cuoio DEL CAZZO, mettessero qualcosa di piu’ morbido ma soprattutto che non sia vecchio di 30 anni, ecco come sarebbero gli anfibi para’:

molto piu’ bassi ma soprattutto…

ecco quanto sarebbero MORBIDI!!!!

Tralasciamo di parlare della parte rigida dietro il tallone, che non fa altro che raschiare lo stesso dando un fastidio della madonna…

Chiedero’ al calzolaio (tale Pantano, di Canicattini, davvero in gamba!!!) se si possono “rimontare” in questo modo, con una suola di cuoio, nuova e MORBIDA nel mezzo, ed una cucitura tipo “IDEA” sui bordi, chissa’ che non ne esca un paio speciale, ammorbidito… Smile

Licenza Creative Commons
Questo articolo (C) Gabriele Zaverio tramite licenza Creative Commons Attribuzione – Non commerciale – Condividi allo stesso modo 2.5 Italia License.
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Sono intervenuto a RadioTre Scienza…

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Stamattina alle 11:00 Radiotre Scienza parlava di Obsolescenza Programmata. Sono intervenuto durante i primi 15 minuti della trasmissione (che e’ sempre molto interessante da seguire, la consiglio a tutti!) in qualita’ di ospite ed esperto di Informatica… ho parlato di stampanti, cartucce, batterie di portatili e di come, in generale, le cose di oggi siano progettate per rompersi dopo un po’.

Pensavo che questa fosse solo una mia paranoia; ma dopo aver visto questo video che ne parla approfonditamente (purtroppo in lingua spagnola, in italiano non e’ ancora stato tradotto), segnalatomi da Silvia Bencivelli, ho capito che in realta’ si tratta di un modus operandi in voga da almeno un secolo!

E’ una cosa semplicemente agghiacciante e da cui dobbiamo tutti difenderci con qualsiasi mezzo.

La registrazione della puntata di RadioTre Scienza col mio intervento si trova qui, in formato MP3.

Sono stato abituato fin da piccolo alle riparazioni casalinghe; in casa nostra non e’ mai entrato un elettricista, un tubista, un idraulico, un muratore; abbiamo sempre fatto tutto da soli, ci siamo sempre riparati qualsiasi elettrodomestico. Direi che sono gia’ sulla buona strada 🙂

E voi? Sapete riparare la vostra lavatrice, la vostra pompa dell’acqua, il vostro frigorifero? Sapete cambiare la resistenza ad uno scaldabagno, sapete mettere le mani nella vostra caldaia a gas?

Vi sembra difficile tutto questo? Beh, sappiate che si puo’ imparare a riparare da soli qualsiasi cosa. La rete e’ vasta ed infinita, c’e’ tutto quel che vi serve per imparare, persino i video su Youtube…

Ripulire il proprio account Facebook

      2 commenti su Ripulire il proprio account Facebook

Cancellare il proprio account e’ possibile ma con attenzione: se disattivate l’account, i vostri dati restano tutti li, quando riattiverete l’account li ritroverete ben conservati. Pare esista una opzione per cancellare l’account, tramite la quale tutto quanto viene cancellato. Cio’ e’ descritto in questa paginetta wikipedia.

Ovviamente, se non ci fidiamo (il pericolo e’ ovviamente il data mining, cioe’ l’uso e la raccolta di informazioni per scopi di qualsiasi tipo) possiamo procedere a cancellare a mano ogni nostra cosa, ogni singolo post, ogni messaggio privato, ogni immagine, etc.  E non ci passa piu’.

Magari, prima, possiamo fare un bel DOWNLOAD delle nostre informazioni: lo sapevate? OGNI COSA che avete messo su FB puo’ essere da voi scaricata. Basta andare su “Account”, “Account Settings”, e selezionare “Download Your Informations”. Bella cosa direi.

Torniamo a noi: cancellare ogni singolo post sul nostro wall.  NON CI PASSA PIU’. Peraltro, magari vogliamo anche cancellare i post dei nostri “amici” dal nostro wall. Tutto, insomma.

Cosi’ ho scritto questo script per Imacros, un Plugin che esiste per Chrome come per Firefox (non so se c’e’ per altri browser). Esso fa il vostro lavoro. Ha bisogno di aggiustamenti e fa schifo com’e’ ora, ma in una decina di giorni e standogli dietro ha riportato il mio account al fatidico post “Gabriele has joined Facebook”. Notevole, vero?

Eccovi lo script, senza garanzie di alcun tipo:

'
' Facebook Profile Cleaner v0.9b
'
' (C) 2011 Gabriele "asbesto" Zaverio - asbesto@freaknet.org
'
' This program is free software; you can redistribute it and/or
' modify it under the terms of the GNU General Public License as
' published by the Free Software Foundation; either version 2 of
' the License, or (at your option) any later version.
'
' This program is distributed in the hope that it will be
' useful, but WITHOUT ANY WARRANTY; without even the implied
' warranty of MERCHANTABILITY or FITNESS FOR A PARTICULAR PURPOSE.
' See the GNU General Public License for more details.
'
' You should have received a copy of the GNU General Public
' License along with this program; if not, write to the Free
' Software Foundation,Inc., 59 Temple Place, Suite 330, Boston, MA
' 02111-1307 USA
'
' http://www.gnu.org/licenses/gpl-2.0.txt
'
' Note: This is a BETA version, need to be tuned and need also a
' lot of work to become reliable and stable.
'
VERSION BUILD=7031111 RECORDER=FX
SET !ERRORIGNORE YES
SET !TIMEOUT 10
SET !DIALOGMANAGER NO
TAB T=1
'
' We start from our personal profile page, change "asbesto" in
' your profile name.
'
URL GOTO=https://www.facebook.com/asbesto
WAIT SECONDS=5
'
' Now we need to click on "Older Posts" a while, to have
' something to delete. The problem is that while removing
' stuff, you have to click "Older Posts" more and more. I
' haven't solved this problem; from time to time, the script
' stop working because there are no "Older Posts" to be deleted
' and so I started adding other interactions of this part of
' code. At the end of the deletion process I had about 50 of
' them, repeated. Maybe this can be solved with a check on
' the page but I don't know the Imacros languages so good.
' Maybe someone can solve this issue by creating a loop
' that click "Older Posts" since some posts to delete will
' appear on the webpage? ;)
'
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WAIT SECONDS=1
'
' Now that we have some post to delete, we face another problem.
' There are posts that can be removed simply clicking the "X"
' button and choosing "Remove Post", and other posts that can
' be removed clicking on the "X", choosing "Remove Post..." from
' a drop down menu, and clicking "Remove Post" again. So there
' are two kind of post to be removed. This issue can be solved
' with a check on the posts, but again I don't know Imacros
' languages for doing such a code. Can anyone help? ;)
'
' Note: there are a lot of repeated lines because now it's
' time to DELETE posts, so I will delete as much as I can.
' Again, a loop will be the best choice for this but I
' simply copied the lines again and again. It works. So
' for me it's sufficient.
'
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' end of script. At this time it will start from the beginning.
'
' KNOWN ISSUES: from time to time I had to manually remove
' something, and also I had to add or duplicates lines for
' deletion or for clicking "Older Posts".
'

Potete trovare eventuali versioni aggiornate qui.

Spero sia utile a qualcuno! PS se applicate miglioramenti fatemi sapere cosi’ aggiorno il codice.

Il mio primo QSO in PSK31 ;)

      4 commenti su Il mio primo QSO in PSK31 ;)

Per chi fosse digiuno di terminologia radioamatoriale, si tratta della prima volta in cui effettuo un collegamento radio utilizzando il protocollo digitale PSK31, utilizzando una interfaccia autocostruita collegata al mio impianto radio. Notevole davvero! Trasmissione e ricezione chiarissime, il sistema sembra funzionare davvero bene. Ecco una foto del setup:

Il software utizzato per modulare e decodificare e’ FLDIGI sotto Debian GNU/Linux. L’interfaccia e’ li’ in foto, il progetto l’ho costruito basandomi su un’idea trovata su questo sito, ma fatta a modo mio. La parte di circuito con fotoaccoppiatore non e’ utilizzata: per partire con la modulazione utilizzo la funzione VOX del mio ICOM IC-720A modificato 😉 I trasformatorini sono una coppia di 1:1 scippati da vecchi winmodem PCI, i potenziometri per regolare i livelli di volume sono da 1000 ohm per la trasmissione da PC ad apparato (e per attivare il VOX), e da 470 Ohm per regolare il volume del segnale che dall’apparato entra sull’ingresso MIC del pc. Dell’accoppiamento di impedenza mic-apparato… me ne sono fottuto! 🙂

Ora, devo solo capire come risolvere un problema che mi affligge. Se io setto la frequenza di FLDIGI, per esempio, a 7040.150 KHz, allora per centrare in frequenza un segnale PSK31 nel Waterfall che vedete li’ sopra devo sintonizzare il mio apparato sui 7038.8 in modo da avere QUEL segnale PSK31 mostrato dentro FLDIGI con la frequenza esatta che e’ scritta sull’apparato!

C’e’ insomma una discrepanza di un tot di KHz e non capisco perche’ non posso settare direttamente il mio apparato per una frequenza precisa e collimarla con quel che si scrive su FLDIGI. Sto diventando scemo con la calcolatrice per beccare le stazioni e provare a contattarle: mettersi in isofrequenza e’ un MACELLO!

Cmq come primo esperimento ha funzionato tutto perfettamente. Ho “chattato” via radio sui 40 metri con un radioamatore di Arezzo 😉 E non sono neanche sicuro di essermi messo in isofrequenza! (E nemmeno sono sicuro che serva essere in isofrequenza, dato che nel waterfall ci stanno dentro decine di portanti e che posso scegliere via software quale andare a decodificare)

Insomma, in poche parole non ci sto capendo un cazzo. 😀

ICOM IC-720A Rotary Switch Replacement

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Tempo fa ho pubblicato in rete una modifica per sostituire lo switch rotativo interno del ricetrasmettitore ICOM IC-720A con un sistema a rele’ miniaturizzati. Ho preso spunto dalla modifica di F5IKI e l’ho un po’ trasformata in questo che e’ il mio progetto attuale:

Si tratta di una modifica non facile, ma che puo’ restituire al vostro vecchio apparato la possibilita’ di funzionare per almeno altri 20 anni…

Una breve descrizione: l’impulso di conteggio che proviene da J1-7 e’ “filtrato” usando una porta NAND 74HC00; esso va direttamente nel 4017, che inizia cosi’ a contare. L’uscita del 4017 va ai transistor 2N2222 che pilotano i rele’, e vanno anche alla matrice a diodi L1, L2, L4, L8 che formano il codice binario necessario per il microprocessore dell’ IC-720A. Il 4017 e’ CMOS, cosi’ e’ alimentato direttamente a 7.5V; in questo modo no e’ necessario convertire i livelli di tensione per ottenere il codice binario, ed il microprocessore puo’ usare questi livelli di tensione direttamente (infatti, il microprocessore dell’ IC-720A usa livelli logici a 7V, non so perche’).

Ho usato le schede che F5IKI mi ha gentilissimamente spedito, cosi’ non ho dovuto sviluppare una scheda PCB per la mia modifica. Qualcuno puo’ farlo, cosi’ posso aggiungerla alla modifica? Ad ogni modo,  come punto di partenza, nel sito troverete anche i layout dei PCB di F5IKI nella sezione “Various Mod”.

Grazie di cuore a F5IKI, che mi ha mandato le schede PCB per questa modifica, ed alcuni componenti che non riuscivo a trovare; IZ2LSL per l’aiuto ed il supporto, e per avermi spedito i diodi 1N4004 smd; WB0GAZ, ON4AZD e udomahr@t-online.de per la documentazione che ho trovato in rete, il canale IRC  #retrocomputing di Azzurra per il supporto e l’allegria, il forum di Ari Fidenza per l’aiuto, ed Acme per i LIFETIME TOOLS che mi hanno aiutato tantissimo!

Trovate tutti i dettagli a questo link.

Sono a Cosenza per il TGCPC2…

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Mi trovo a Cosenza, alla sede di VerdeBinario, invitato insieme a Scinziatu a partecipare al Troppa Gazosa al caffe’ Poco Cervello 2, un meeting di fine settimana nello stile dei nostri TCPC al Poetry…

Siamo partiti alle 3 del pomeriggio da Catania, dopo un pranzetto japponese con Jaromil e Debra. 4 orette di viaggio, SA-RC abbastanza libera dal traffico, ed eccoci nella splendida Cosenza!

Alla sede di VerdeBinario troviamo come al solito un ambiente accogliente e molto vivo, con tante attivita’ in corso; uno spazio piccolo ma ben organizzato. I nostri fratelli di Cosenza sono stati bravissimi a creare un posto cosi’.

Quanto sarebbe bello se anche a Palazzolo Acreide si riuscisse a fare una cosa del genere… ma ultimamente devo dire che sono un po’ scoraggiato. Fare una cosa cosi’ richiede dedizione, serieta’, pianificazione e lavoro…

Chissa’, forse arriveranno tempi migliori.

Che meraviglia! 🙂

Configurare questo sito

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Configurare un sito come questo e’ un problema per chi, come me, non ha tempo.

Ora che invece ho un po’ di tempo semi-libero, provo a mettere ordine, a sistemare categorie, a personalizzare temi, menu’, widgets e quant’altro. Il sito prende forma, le idee si accavallano e creano confusione. I temi sono millemila ed io divento pazzo. Scelgo questo per ora, vediamo come va.

Nel frattempo, mi faccio un po’ di pubblicita’, che non fa mai male. Per chi non lo sapesse, e’ partito un nostro progetto davvero interessante, che cuoceva in pentola da alcuni anni: Dyne.org e’ ora una casa editrice a tutti gli effetti, registrata ad  Amsterdam, dotata dei propri numeri ISBN, e la prima pubblicazione sperimentale e’ un mio libro, pubblicato online sfruttando sistemi di print on demand ma disponibile anche online. Il libro e’ questo:

Col saldatore alle due di notte
Una raccolta di Haiku, Koan, storielle Zen ed altro ancora

a cura di Gabriele “Asbesto” Zaverio
Published by Dyne.org Foundation, Amsterdam
186 pagine, copertina rigida con sovracopertina oppure in formato PDF
Copyright (C) 2003-2010 Gabriele Zaverio
Copyright (C) 2010 Dyne.Org Foundation, Amsterdam
Cover Art: “Senza Titolo”, by Giulia Cappuccio, pennarelli su carta, 2008
Back cover photo: Dario Mariani
Cover Design: Gabriele Zaverio, Michele Nicoletti, Jaromil, Giulia Cappuccio

Licenza d’uso: GNU Free Documentation License (GNU FDL)
ISBN: 978-94-90544-01-0

Per averlo in formato cartaceo, potete ordinarlo clickando qui oppure potete scaricarlo gratuitamente tramite questo link utilizzando il meraviglioso protocollo GOPHER!

Ma ricordatevi di fare una donazione, perche’ Free non vuol dire Gratis: vuol dire LIBERO! 😉

Tornando alla casa editrice, ci sarebbe molto da dire. E’ nata perche’ siamo un po’ affezionati alla carta stampata ma anche perche’ abbiamo voglia di pubblicare le nostre cose, che finora girano in rete in modo libero ma un po’ confuso. Metterle sotto forma di libro o di pubblicazione servira’ a noi per chiarirci le idee ed a voi per avere qualcosa di piu’ comodamente leggibile.

O NO?

La devastazione ha inizio

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…e si traduce nel dover scegliere un tema per questo sito. Il che e’ operazione mostruosamente complicata. Ora, siccome mi serve avere almeno UN post lungo per provare i temi, eccomi qui a fare cut’n paste di pezzi di cose mie, in modo da riempire lo spazio qua sotto.