Restauro di un Philco Richmond del 1966

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Tutto inizio’ quando mi recai all’isola ecologica per gettar via plastica, metalli ed alcuni ciarpami RAEE senza alcun utilizzo. Scendo con l’auto verso la zona RAEE (qui da me e’ un MUCCHIO di roba senza senso), e mi appresto a buttare qualche sacchetto di spazzatura elettronica.

E trovo lui, scaraventato sul mucchio.

Un Philco B/N, sicuramente a valvole. ENORME. Il coperchio posteriore e’ li’ accanto, il tv e’ poggiato SULLLA PARTE POSTERIORE, vedo sporgere il collo del cinescopio, miracolosamente sano.

Getto le mie cose. Mi guardo intorno. Chiedo all’addetto: si, l’hanno portato ieri, era di una anziana che lo ha usato sicuramente fino all’anno scorso, attaccato a un ricevitore digitale terrestre. INCREDIBILE.

Aspetto che l’addetto se ne vada, anche se so che non fanno storie se si recuperano cose, qui non sono molto fiscali, FORTUNATAMENTE.
Sono solo. VIA!
Mi avvento sul tv e provo ad alzarlo.
PESANTISSIMO.
Mi carico di energia, divento BERSERK ed ansimando come un animale lo alzo, lo appoggio sul bordo e lo metto in macchina.

Lo copro con un telo nero che ho sempre con me. Raccolgo anche il coperchio posteriore ed i suoi pezzi (si, e’ rotto) ed il gioco e’ fatto. Nessuno ha visto. Un miracolo che non l’abbiano fatto a pezzi per fottersi il rame degli avvolgimenti!

Me lo porto a casa. Arrivo, parcheggio, ora devo portarlo giu’ in laboratorio. 15 scalini da fare. UNA FATICA PAZZESCA. Mi casca quasi dalle mani ma ci riesco. Lo metto dentro e per oggi e’ ok.

L’indomani scendo, faccio spazio sul tavolo del lab, lo alzo con fatica immensa e ce lo appoggio, sfinito in soli 15 metri e 3 scalini.

Nicola Giampietro, che non finiro’ mai di ringraziare, si rende disponibile a sorbirsi le mie costanti rotture di palle, e cosi’ mi decido a metterci le mani. Come prima cosa mi procura lo schema elettrico, che stampo ingrandito in svariati fogli A4…

Prima analisi: e’ sano, e’ pieno di polvere, sembra tutto intero e tutto sommato sembra messo bene. Mi documento un po’ e cerco di togliere un minimo di polvere almeno per poter guardare la componentistica che ne e’ letteralmente ricoperta. Per un paio di giorni studio e cerco in rete per capire cosa mi attende.

Nicola mi chiede, che tubo monta? Io parlo di Philco, lui mi dice “Solleva l’etichetta, c’e’ la sorpresa”. Ed in effetti sotto l’etichetta Philco 6.3V c’e’ una bella sigla Philips AW-59-91 serial 780491, un 23″.

Una rapida occhiata: polvere e pochi calcinacci all’interno, trafo di riga con sgocciolamenti di cera… mah!

La faccenda del suo utilizzo fino a un anno fa mi fa prendere coraggio, metto una bella lampada in serie ed accendo.

Le valvole si illuminano, il tv si accende. L’immagine c’e’, la neve, il fruscio del canale morto, la sintonia funziona, i controlli pure, il volume anche. L’immagine e’ stranamente nera al centro (capiro’ dopo perche’: Nicola parla di insufficiente EHT… ). Lo uso in tutto 1 o 2 minuti e spengo. Trasformatore EHT tiepido.

L’odore della polvere scaldata dalle valvole mi riporta alla mia infanzia, all’odore caratteristico del laboratorio di mio fratello GIorgio, dove appunto riparava questi tv a valvole. Ne ricordo a decine! ­čÖé

Sto studiando da un po’ i circuiti a valvole (radio e non solo) e vorrei usare questo tv come “test case”, una specie di laboratorio scolastico per imparare un po’ di cose. A braccio so giusto le basi: recap, controllo valori resistenze, tensioni, lampada in serie, alta tensione, cose cosi’.

Per 15 gg ho altri impegni cosi’ lo tengo spento nel mio lab. Al mio rientro lo riaccendo: nessuna immagine, o meglio, l’immagine spunta solo se regolo contrasto e luminosita’ solo in una certa posizione, dopodiche’ sparisce. Ecco, qualcosa e’ sicuramente successo.

Prima fase: recap a tappeto. Perche’ non voglio perdere tempo a testare ogni singolo condensatore, dato che sono del 1956 (dai datecode)┬á e si da’ il caso che non siano proprio affidabili.

Cerco tra i miei componenti di recupero i condensatori adatti, ne trovo alcuni perfetti, ma altri mancano.
Cosi’ faccio un bell’elenco┬á dei condensatori, faccio un ordine online ed aspetto qualche giorno che arrivino tutti i pezzi. Condensatori filtro sull’alimentazione, ed alcuni sulla scheda.

All’arrivo dei pezzi mi metto all’opera. Estraggo il telaio e comincio la paziente sostituzione di ogni condensatore “critico” o elettrolitico, cosa che documento con abbondanti foto passo passo, dato il terrore di sbagliare qualche connessione.

Finito il recap (dopo qualche giorno) riprovo l’accensione.
Non si accende. ZERO. NADA. MORTO.

Indago gli schemi, scopro che c’e’ un fusibile. Per un giorno intero non riesco a trovarlo.
Poi non ricordo se per caso o dietro indicazione di Nicola, scopro una specie di ponticello fatto con un cavetto isolato con una specie di tela. Beh, ho scoperto il fusibile!

Calcolo delle correnti assorbite dai vari filamenti scaricando tutti i datasheet delle varie valvole, piu’ un pochetto per star sicuri, collego in parallelo un portafusibili e metto un bel fusibile del valore corretto (ora non ricordo se da 10 o da 15 Ampere).

Riaccendo.

Tensione filamento 6.5V, direi che mi piace cosi’, sta andando a 230V anziche’ i vecchi 220V… non so se aggiungere una resistenza in serie: per il momento decido di no.

Niente immagine. O meglio, a tratti si vede, alzando pian piano la luminosita’ c’e’ un punto dove si comincia a vedere l’immagine, ma se si va oltre, sparisce nuovamente.
Sul retro, spostando il potenziometro della larghezza dell’immagine (WIDTH), e’spuntato il film mandato in play sul videoregistratore, con l’audio, ma a luminosita’ molto bassa, ed ho delle righe strane sull’immagine stessa. Se provo a regolare la luminosita’ dai controlli anteriori, sparisce.

Dopo un poco l’immagine comincia a “scattare”, si sentono rumori di scariche e pare che sia il trafo di riga a sfrigolare. Fermo tutto, qua va sistemato il trafo di riga!

L’indomani, con pazienza e 283 fotografie e schemi per segnare le posizioni di ogni cavo, smonto il trasformatore di riga, dopodiche’ faccio il giro di farmacie e ferramenta per cercare la paraffina in blocchetti: ne trovo 4, miracolosamente, presso un vecchio ferramenta!

Con sano terrore e molta cautela smonto il trasformatore di riga.

Dissaldo quel che c’e’ da dissaldare segnando ogni posizione, svito le viti che tengono insieme le 2 ferriti. In mezzo trovo una specie di dischetto di carta. Nella mia inesperienza (Ah, idiota!) dico, ma che cazzo e’ sta carta? E noncurante la metto di lato, per poi perderla irrimediabilmente. (Poco male, risolvero’ successivamente questa colossale cazzata)

Mi dedico all’avvolgimento, tagliando la “guaina” esterna che sembra pur’essa di paraffina, ma molto indurita. Il trasformatore e’ ora libero e pronto per la bollitura nella paraffina, in modo da eliminare tracce di umidita’ e ri-sigillarlo a dovere.

Nota sulla paraffina per i trasformatori di riga: non e’ semplice paraffina. Da quel che ho letto e’ una miscela di paraffina e ZOLFO chiamata “Dielettrina”. La Treccani la definisce come “Isolante elettrico ottenuto sciogliendo a caldo un miscuglio di zolfo e paraffina, largamente usato, per le sue ottime propriet├á isolanti, la bassa igroscopicit├á e la facilit├á di lavorazione, spec. in esperienze di elettrostatica”. Essa e’ quindi piu’ dura e resistente alle temperature rispetto alla semplice paraffina.

Non avendo un ricettario chimico, che faccio? Ho dello zolfo puro in laboratorio. Un cucchiaio in un mortaio, lo trito finemente, e decido di mischiarlo alla paraffina che fondero’, secondo il metodo “a cazzo” ­čÖé

Salgo in cucina, prendo un vecchio pentolino e fondo la paraffina a cui aggiungo successivamente lo zolfo. Non avendo un termometro, faccio “ad occhio”, bagnando un bastoncino del ristorante cinese, quando inizia a sfrigolare abbasso la fiamma e sposto regolarmente il pentolino dalla fiamma ad intervalli regolari.┬á Hmmm che buon aroma!

 

Calo l’avvolgimento nella paraffina, cambio fornello, uso il piu’ piccolo, messo al minimo, e lascio il trafo a bollire finche’ non fa piu’ bollicine d’aria. Soddisfatto, lo estraggo e faccio asciugare. E’ perfetto! Successivamente, per immersioni ripetute, lo ricopro con un bello strato di paraffina in modo da creare una bella ciambella isolante.

E’ pronto per il rimontaggio!

Qui Nicola mi fa notare: Serve uno spessore di carta tra le 2 ferriti perche’ l’efficienza del trasformatore dipende tutta da quello spessore! Ed io mi do del cretino, ad alta voce (anzi peggio!). Prendo 2 pezzi di carta che PENSO essere del giusto spessore, li ritaglio, li metto in mezzo, e richiudo il trasformatore.

Rimontare tutto richiede pazienza: sostituisco diversi cavi “cotti” ed ormai secchi, con l’isolante che si spezza solo a guardarlo. Anche il cavo che va dalla bobina alta tensione al cappelletto della valvola raddrizzatrice e’ cotto, e cambio pure lui.

Rimonto tutto, e chiedo 283 volte a Nicola se posso azzardarmi ad accendere, dato che ho il terrore di aver sbagliato qualche collegamento. Alla fine accendo.

L’immagine compare, ma sembra non sia cambiato nulla, a parte righe raster strane sull’immagine che e’ deformata, luminosita’ scarsa che sparisce se la alzo, e sul retro uno strano rumore frizzante, non di scariche dirette. Dopo un paio di minuti il cinescopio si e’ letteralmente messo a CINGUETTARE.

Trasformatore di riga un po’ tiepido, forse troppo. Ma a tv acceso vedo chiaramente un bellissimo effetto corona dal cappello della valvola (uscita del trasformatore alta tensione) verso la parete metallica retrostante! Il cappelletto risultera’ poi fessurato. La domanda (col senno di poi) e’: ma perche’ l’alta tensione decide di andare li’ anziche’ passare per la valvola?

Smonto parzialmente il trasformatore di riga, cambio il cavetto del cappelletto perche’ annerito dalle sfiammate di alta tensione, saldo per bene, isolo con un po’ di colla a caldo applicata per bene.

Prima di rimontare tutto parte la verifica della valvola raddrizzatrice. All’inizio mi sento un cretino perche’ non trovo il filamento da misurare. Poi capisco: non lo trovo perche’ e’ BRUCIATO, la valvola raddrizzatrice e’ morta!

Fortunatamente tra le valvole (sempre di recupero) ne ho un’altra (trovata anni fa nella carcassa di un TV dentro una casa abbandonata!!!), sostituisco prontamente, ricollego, ricontrollo gli isolamenti e per la seconda volta rimonto tutto.

Accendo: Scariche dalla ventosa. Spengo, via la ventosa, pulire la zona della ventosa con alcool, pulita la ventosa, rimonto tutto.

Accendo: Rumore di scariche, odore di ozono, ma non capisco da dove vengono, non si vede niente. Controllo per un po’, poi ad un certo punto mi sono ricordato che avevo precedentemente sparato “WIDTH” al massimo. Lo giro indietro ed il rumore di scariche sparisce all’istante. Vado davanti al tv, alzo la luminosita’ e…┬á si regola perfettamente! Si vede benissimo!!! FANTASTICO!

Riporto un sunto dell’analisi dell’accaduto fatta da Nicola, sperando di non dire cappellate: la raddrizzatrice era morta. Sparando WIDTH al massimo, ho alzato l’alta tensione a livelli tali da far passare un po’ di alta tensione attraverso la raddrizzatrice guasta, facendo┬á arrivare un po’ di alta tensione al cinescopio. Ma cio’ ha bucato il cappelletto della valvola, scaricando quindi parte dell’alta tensione verso la carcassa metallica…

Ora lascio acceso il tv una mezz’oretta con un film. Faccio altre cose. Ritorno a controllare il trafo di riga.

E’ troppo caldo. La paraffina e’ diventata molle ed ha cominciato a sciogliersi!!! ­čÖü

Nicola sentenzia: spessore di carta troppo alto / sbagliato!

Cosa c’e’ da fare? Dissandare di nuovo tutto, rismontare completamente il trasformatore di riga, misurando le induttanze, in modo da mettere uno spessore GIUSTO, piu’ sottile probabilmente, e poi rimontare.

Bestemmio un po’, ma mi metto all’opera l’indomani stesso.

Spiegazione veloce di Nicola: “misuri l’induttanza del gioco e quella dell’avvolgimento del trafo che alimenta il giogo. Il trafo ti deve dare 10x induttanza del giogo, e’ la regola normale dei trafi che alimentano carichi”.

 

Ricordo che smontando le ferriti mi sono rimaste in mano un paio di schegge di ferrite, dove passa il ferretto di cavallo che le tiene unite. Cioe’: la ferrite non e’ rotta ma solo scheggiata. Nicola sostiene che questo vada compensato con uno spessore minore tra le due parti di ferrite.

Procuro del Kapton Tape e mi metto all’opera.

 

Misuro lo spessore del foglietto di carta che ho usato tra le ferriti, alla larga con un calibro, non disponendo di micrometro: 0.4mm.
Misuro il Kapton Tape: 0.2mm. Ok, una differenza che a me al momento sembra trascurabile ma come successivamente capiro’…

Per misurare le induttanze degli avvolgimenti mi serve lo schema; pensavo di avere quello giusto, datomi all’inizio da Nicola ma non so perche’ ne stavo usando un’altro che mancava di alcuni punti di riferimento per identificare la piedinatura. Con lo schema giusto misuro le induttanze sul flyback e sul giogo (le bobine sul cinescopio, ndr) e le riporto sullo schema. (FOTO)

Induttanza gioco, cavi che erano connessi ai pin 2 e 4 del flyback:  23.7 mH.
Induttanza sul flyback, pin 2 e 4, dove era connesso il giogo: 110 mH.

Dovrebbe essere 237 mH, non 110mH (1 a 10). Ed ecco il problema…

Smonto. Elimino la carta. Metto kapton tape. Rimonto. Misuro nuovamente.

272 mH anziche’ 110mH !!!! Ecco che capisco l’importanza di un minuscolo spessore di carta…

Rimontando tutto sistemo altre cosette, un isolamento di colla a caldo fatto male (c’era un gap, non era uniforme ne’ bello a vedersi), un po’ di paraffina all’uscita del cavetto alta tensione che si era aperta… nel frattempo pero’ Nicola mi chiede di controllare la resistenza all’interno dello zoccolo della raddrizzatrice. 4.7 Kohm. Ne misura 5.7. Quindi la sostituisco, fortunatamente ne trovo una nuova tra i componenti “new old stock” ­čÖé

Decido infine di cambiare cavo e ventosa alta tensione, perche’ la ventosa era troppo rigida ed il cavo, ormai secco, mi si e’ fessurato spostandolo.

Accendo, e che dire – funziona! Mezz’ora, 1 ora di test, ferrite ed avvolgimento leggermente tiepidi! Immagine ottima pur senza tarature. Direi che per il momento sono contento cosi’ ­čÖé

Per completare, smonto il PESANTISSIMO VETRO FRONTALE per pulirlo e pulire anche il cinescopio.

Il tv ora e’ funzionante. Sono affascinato dall’imagine, dal suono e dall’odore delle valvole.

Un enorme grazie a Nicola per avermi aiutato in questa mia prima, terrificante riparazione! ­čÖé

Ora devo solo decidere cosa farne… se usarlo giornalmente, portandolo faticosamente al piano di sopra… conservarlo… o chissa’ ­čÖé